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Gaia consiglia...Il libro del mese di Settembre

 

Titolo: Al ritmo delle stagioni. Un anno di vita in montagna

Autore: Tommaso D'Errico, Alessia Battistoni 

Anno edizione: 2017 Prezzo: € 15,00

Dati: 344 p. , Brossura

Editore: TIPOLITO EUROPA, Cuneo

 

Link per acquistarlo

 

Rivista Biellese

E' in edicola il numero di Luglio della Rivista Biellese!

 

Tra i tanti contributi interessanti vi segnaliamo l'articolo "Le farfalle del Brich di Zumaglia" scritto da Gianni Comoglio, Maria Grazia Comoglio e Mario Raviglione!

 

Per ulteriori info: www.docbi.it

15 settembre 2017 - Le farfalle del Brich di Zumaglia

Grazie a tutti coloro che ieri sera sono saliti al Brich di Zumaglia per seguire la conferenza di Gianni e Maria Grazia Comoglio, autori insieme a Mario Raviglione dell'articolo "Le farfalle del Brich di Zumaglia", pubblicato sul numero di luglio della Rivista Biellese. La serata si è conclusa con un ricco e curato buffet preparato da Marco e Francesca di Cascina Alé; la loro cortesia e professionalità ha pochi eguali nel biellese!

10 settembre 2017 - DocBimbi, I Canyon di Castelleto Cervo

Durante la passeggiata è stato possibile osservare il paesaggio creato dall'azione erosiva del torrente, un viaggio nel tempo che attraversa varie ere geologiche. Il territorio milioni di anni fa era contraddistinto dalla presenza di un mare caldo e poco profondo. Il Cervo ha restituito numerosi reperti fossili di organismianimali e vegetali, testimoni di un tempo lontano. 

Grandi, vecchi e saggi

Grazie alla loro ricchezza di forme e colori, alla loro apparente immobilità nei confronti del trascorrere del tempo, e alle continue scoperte scientifiche sui loro modi di nutrirsi, riprodursi, e comunicare, gli alberi sanno essere una inesauribile fonte di fascino e stupore. Quando poi ci si trova al cospetto di alberi “monumentali”, cioè eccezionali per dimensioni, età, o importanza storica, lo stupore diventa meraviglia. E’ difficile non sentirsi piccoli e umili di fronte a sequoie della costa pacifica e Eucalyptus regnans australiani alti più del Duomo di Milano, ai Pinus longaeva californiani che vivono, lentamente, da oltre 5000 anni, o al castagno di Sant’Alfio, nel Parco dell’Etna, dove si dice che una misteriosa regina e cento cavalieri con i loro destrieri trovarono riparo da un temporale.

 

Anche alle porte di casa si può andare alla ricerca di alberi che possano stupire e meravigliare. La Regione Piemonte, infatti, ha appena diffuso un elenco aggiornato dei suoi alberi monumentali, che ora ne comprende 176 (http://www.regione.piemonte.it/foreste/images/files/pian_gest/monumentali/All_2_DD_2512_del_3_8_2017.pdf). In provincia di Biella, oltre alle notissime cinque sequoie al laghetto del Parco della Burcina, piantate nel 1848 per celebrare l’approvazione dello Statuto Albertino e dall’altezza impressionante di 50 metri (ma ancora degli alberelli se confrontate con quelle californiane), si può accedere al parco dell’ex villa Sella a Bioglio, oltre la frazione Belvedere, ora casa di riposo per anziani. Qui l’albero più impressionante è il cinquecentesco castagno, protettore della comunità, che ha una circonferenza di circa 12 metri. Poco dopo il cancello d’ingresso al parco, sulla sinistra, si nota anche un tiglio insolitamente alto con una circonferenza di oltre sei metri e un’altezza di 35.

 

Iper dimensioni del fusto, i castagno di Bioglio è secondo in regione solo al cedro dell’Atlante di Montalenghe (TO), il più grande esemplare esistente in Italia di questa specie nordafricana, purtroppo inaccessibile perché incluso in una proprietà privata. Ma i cercatori di alberi possono continuare le loro avventure in tutta la regione, facendo visita, ad esempio, all’olmo di Mergozzo (VB), una pianta completamente cava che si trova sulla riva del lago al centro della piazza principale del paese, peraltro appartenente a una specie nativa ma ormai estremamente rara per effetto di una devastante parassitosi che l’ha colpita durante tutto il secolo scorso. L’olmo era già presente a Mergozzo dal 1600, come testimonia la pala d'altare della Madonna del Rosario, dipinta nel 1623 e conservata nella chiesa parrocchiale. Anticamente sotto di esso le autorità locali (la "credenza dei communisti") si riunivano per le decisioni riguardanti la comunità e per amministrare la giustizia.

 

I patriarchi della regione abitano invece, come spesso accade, in montagna. E’ il caso del pino cembro del Lago Bagnour, in Val Varaita (CN), a quota 2010 m sul livello del mare, dall’età stimata di 500 anni e circondati da altri cembri ultracentenari, o del larice di Pietraporzio (TO), solitario guardiano del Vallone del Piz da oltre 650 anni. Il sentiero per il Rifugio Zanotti ci passa proprio accanto; al tronco è affissa una pietra con la scritta “I l’oma fait polissia” (abbiamo fatto pulizia), il motto del Battaglione Dronero che qui bivaccò nel 1936. Si narra che tale motto fosse nato nel 1915, dopo una battaglia vinta contro gli Austriaci in Carnia in cui, messi fuori combattimento sia il comandante che il vicecomandante, si distinse al comando l'alpino Vico il quale, pur ferito, a fine scontro consegnò i prigionieri al comando dicendo in dialetto "L'uma fait pulissia". 

 

E sono larici anche quelli della Serva di Chambons, in Val Chisone (TO), nata tra il 1300 e il 1400 per proteggere il villaggio sottostante dalle valanghe. A metà 1500, la multa per chi tagliava o danneggiava un albero era di 10 fiorini, una cifra esorbitante, e alla seconda infrazione era prevista la prigione. La selva era così importante che, a metà 1700, durante gli imponenti lavori di costruzione del forte militare, fu l’unico bosco di larice a non venire tagliato in tutto il comune di Fenestrelle, nonostante le proteste dei panettieri, i quali nel corso di un anno raddoppiarono il prezzo del pane, adducendo come motivo la scarsità di legna di larice che dovevano acquistare da altri comuni. Nel 1879, quando il comune affermò che il legname era ormai necessario, tutte le donne e le ragazze del paese all'alba salirono nella Serva: le più gracili si legarono alle piante da abbattere, mentre le più robuste ammucchiavano massi da far rotolare addosso al delegato ed ai forestali che venivano per abbattere le piante. Di questo episodio è stata tramandata fino a noi la canzone della rivolta delle donne, cantata in piemontese.

 

E i larici, “all’autunno, quando la montagna ritorna silenziosa, illuminano d’oro le pareti». (M. Rigoni Stern).

 

 

Giorgio Vacchiano

 

"Trail to Freedom" - terza edizione

Many thanks to all our friends from Australia, New Zeland and Canada. Has been an amazing "Trail to Freedom". See you the next year! 

Insetticidi volanti!

(dalla rubrica: Teo & Geo, a cura di Matteo Negro)

 

Non sono moltissimi i mammiferi che vivono nei nostri giardini a parte quelli domestici come il cane e il gatto. Tuttavia se nelle calde sere d’estate puntiamo il naso all’insù ci accorgeremo della presenza di alcuni mammiferi volanti, forse non troppo amati, ma che sono degli efficientissimi insetticidi naturali; stiamo parlando naturalmente dei pipistrelli. È stato calcolato che un pipistrello in una singola notte di caccia sotto le stelle è in grado di predare fino a 2.000 insetti, molti dei quali appartenenti alle varie specie di zanzara che ci infastidiscono durante il periodo primaverile-estivo. Si tratta di un vero e proprio killer notturno di moscerini e zanzare, ruolo ecologico che durante il giorno è solitamente sostenuto da rondini e rondoni. 

Purtroppo questi antichi mammiferi volanti non godono di ottima salute. Negli ultimi decenni molti studi hanno cercato di fare luce sul drastico declino di questi animali e pare che le cause debbano essere ricercate nell’alterazione degli habitat naturali, nell’inquinamento e nella perdita di rifugi idonei per lo svernamento e la riproduzione come ad esempio cavità sotterranee naturali e artificiali, incavi di alberi e alcune tipologie di costruzioni umane contraddistinte da ampie soffitte, anfratti e fessure lungo i muri. Per aiutare questi animali si sta da tempo diffondendo l’utilizzo delle bat box, che fungono da utilissimi rifugi per il loro riposo durante il giorno, al sicuro da eventuali predatori e dal disturbo causato dall’uomo. 

Esistono vari modelli di bat box, ma la maggior parte è costituita da cassette in legno marino con una stretta apertura alla base e con pareti interne dotate di scanalature per facilitare la presa dei pipistrelli. Il luogo migliore per l’installazione è la parete esterna di una casa, così che possa essere riparata dalle intemperie e riscaldata indirettamente dal calore accumulato durante la giornata. Talvolta vengono posizionate su di un tronco di albero o su di un palo, sempre a breve distanza da un’area verde o da un boschetto. Il maggior sviluppo verticale della bat box determina un gradiente di temperatura al suo interno e permette la colonizzazione sia delle femmine riproduttive, che cercano maggiore calore verso la parte alta, sia dei giovani e dei maschi, che tendenzialmente si spostano verso la base in prossimità dell’apertura ventilata. Per aumentare la probabilità di colonizzazione della bat box alcuni esperti suggeriscono di “sporcare” l’interno della stessa con guano di pipistrello o terra per cercare di eliminare l’odore di “nuovo” che potrebbe in qualche modo indurre i pipistrelli a non fidarsi della dimora.

Tra i pipistrelli che con maggiore probabilità sfrutteranno la nostra bat box troviamo il pipistrello albolimbato (Pipistrellus kuhlii), il pipistrello di Savi (Hypsugo savii), il pipistrello nano (Pipistrellus pipistrellus) e più raramente l’orecchione grigio (Plecotus austriacus).

 

Un grazie a Tiziano Pascutto per la foto

 

Per saperne di più: Negro M. (2015). Un arca di Noè in giardino. Rivista Biellese, ottobre 2015

22-23 luglio 2017 - Conferenza ed esposizione "Abitanti del microcosmo" a Graglia

I Canyon di Castelleto Cervo

L’azione erosiva dell’acqua ha formato, lungo alcuni tratti del torrente Cervo nel comune di Castelletto Cervo, una serie di canyon scavati nel tufo che arrivano a profondità di vari metri. Queste formazioni sono dovute all’azione del torrente durante le piene, quando l’acqua acquista una grande velocità, tale da erodere le sabbie compatte che compongono l’alveo.

 

Matteo e Luca si sono recati sul posto per scattare alcune fotografie e per pianificare un'escursione che verrà proposta in autunno.

 

16 luglio 2017 - Visita al sito archeo-minerario di Rondolere

Una giornata all'insegna dell'avventura al Bielmonte Outdoor Festival 2017!

Matteo Negro insieme ad altre guide escursionistiche ambientali di Trekking Biellese hanno accompagnato i turisti a visitare il sito archeo-minerario di Rondolere!

L'attività è stata sostenuta e promossa dalla Compagnia di San Paolo, dalla Soprintendenza Archeologica del Piemonte e dall'Unione Montana Comuni Biellese Orientale.

7 luglio 2017 - allestimento esposizione insetti a Graglia

L'ALBERO DEL PARADISO CHE SCATENO' L'INFERNO

(dalla rubrica: Teo & Geo, a cura di Matteo Negro)

 

Gli anglofoni lo chiamano Tree of heaven, i francesi Arbre du ciel, gli italiani Albero del paradiso, Ailanto, Sommaco falso o Sommaco americano; i botanici di tutto il mondo sono concordi nell’identificarlo con il termine scientifico Ailanthus altissima. Questa comunissima pianta arborea caducifoglia, riconoscibile dall’inconfondibile odore sgradevole delle sue foglie, spesso domina molti paesaggi italiani, sia rurali che urbani. L’ailanto è originario delle Isole Molucche, del Nord del Vietnam e della Cina e la sua diffusione in diverse aree del globo, Italia compresa, è legata all’industria tessile della seta.

Venne introdotto per la prima volta in Europa, più precisamente in Gran Bretagna e Francia, nel 1743 da semi inviati dal missionario gesuita di origine francese Pierre Nicolas d’Incarville, che scambiò erroneamente l’ailanto per l’albero cinese della lacca. La diffusione da parte dell’uomo avvenne per motivi estetici (veniva piantato in molti giardini e parchi), per questioni selvicolturali, ma soprattutto per la diffusione della pratica dell’ailantocoltura. 

Nella metà del XVIII secolo, infatti, l’allevamento del classico baco da seta (Bombix mori) subì una forte contrazione a causa di una grave malattia, nota con il nome di pebrina (o atrofia parassitaria o mal delle petecchie), causata da un protozoo parassita appartenente al genere Nosema. Questo parassita si diffuse a partire dalla Francia e raggiunse nel 1854 il nostro paese colpendo duramente gli allevamenti di baco da seta italiani. Di fronte a questa catastrofe l’unico rimedio fu quello di sfruttare una seconda specie di baco da seta, Samia cynthia, introdotta nel 1856 dal frate missionario P. Fantoni. Questo baco viene comunemente chiamato Sfinge dell’Ailanto, e non si nutre del gelso ma appunto dell’ailanto. Ciononostante, l’esperimento dell’ailantocoltura per la produzione di un nuovo tipo di seta durò poco più di un quindicennio grazie ai progressi scientifici di Louis Pasteur che, tra il 1865 e il 1870, trovò un rimedio per contrastare la pebrina e riportare la gelso-bachicoltura ai livelli produttivi di un tempo.

Dopo il fallimento dell’allevamento di S. cynthia l’ailanto continuò ad essere coltivato come albero ornamentale, per la sistemazione di scarpate e per scopi selvicolturali, principalmente legati alla produzione di carbone e cellulosa. 

L’ailanto si propaga con grande facilità anche per seme; ogni albero è in grado di produrre decine di migliaia di frutti, chiamati samare, ciascuno con un seme centrale, che si disperdono grazie al vento. Nel biellese prospera lungo numerose strade (ad es. via Corradino Sella a Biella o lungo la superstrada Biella-Cossato) e nei giardini abbandonati; ha infatti radici che possono frammentare l’asfalto ed il cemento insinuandosi talvolta nei muri delle case. Questo albero oltre a rappresentare una seria minaccia per le altre specie arboree, sottraendo loro luce, acqua e sostanze nutritive è poco apprezzato dall’avifauna (difficilmente gli uccelli costruiscono il nido tra i suoi rami radi) e dai boscaioli per la scarsa qualità del suo legno. 

Se l’ailanto è ancora facilmente visibile nel territorio biellese, della Samia cinthia si sono perse invece le tracce? In realtà l’appariscente e grande lepidottero (le femmine possono raggiungere un’apertura alare di 16 cm) vola ancora nel biellese a ricordo di questa incredibile storia legata alla produzione della seta. 

 

Per saperne di più…

 

 

Negro M. 2014. Passeggieri inattesi lungo le vie del tessile. Rivista Biellese, ottobre 2014.

9-10 giugno 2017 - Incontro tecnico in Alta Val Sessera

Le associazioni “Pro Silva Italia” (PSI), “Società Italiana Scienza della Vegetazione” (SISV) e “Società Italiana Selvicoltura ed Ecologia Forestale” (SISEF) hanno organizzato un incontro tecnico comune per discutere sulle problematiche legate alla valutazione dello stato di conservazione degli habitat forestali di interesse comunitario ai sensi della Direttiva Habitat.

L’incontro si è tenuto a Bielmonte (BI) il 9 e il 10 giugno 2017 e ha visto la partecipazione di 21 persone, tra forestali, botanici e naturalisti di GAIA. 

LA MARGHERITA CHE NON PIACE AI CAVALLI

(dalla rubrica: Teo & Geo, a cura di Matteo Negro)

 

Il senecio sudafricano (Senecio inaequidens) è una pianta erbacea, talvolta arbustiva, appartenente alla famiglia delle Asteraceae che presenta il suo areale originario nella porzione meridionale del continente africano. E’ stata introdotta accidentalmente in Europa alla fine del XIX secolo attraverso il commercio della lana, probabilmente sotto forma di semi rimasti intrappolati all’interno delle fibre di lana grezza (Bouvet, 2013). In Italia è giunta nel periodo della seconda guerra mondiale ed è stata osservata per la prima volta nel 1947 a Verona. Dalla seconda metà del XX secolo la sua diffusione è stata inarrestabile e attualmente è presente in tutta Italia ad esclusione della Puglia. Per quanto riguarda la regione Piemonte le prime stazioni segnalate risalgono al 1974 lungo il fiume Sesia nei pressi di Vercelli (Soldano, 1976). Dal vercellese si è poi diffusa dapprima nelle zone planiziali e successivamente si è spinta sempre più nelle aree collinari e all’interno delle vallate alpine. Nella zona del biellese la specie risulta particolarmente diffusa e abbondante dalla pianura alla montagna. La quota massima in cui è stata censita è di circa 1300 m s.l.m. lungo la panoramica Zegna.

Si riconosce facilmente per le caratteristiche e numerosissime infiorescenze a capolino, simili a quelle di una comunissima margherita. Ogni pianta ne può produrre fino ad un centinaio in un periodo di fioritura molto ampio che si protrae solitamente da aprile a novembre. Le foglie sessili, sono acuminate, strette e allungate con bordo dentellato.

Nell’arco della stagione vegetativa vengono prodotti circa 30.000 frutti (chiamati acheni) per pianta che si disperdono facilmente nelle aree limitrofe grazie all’azione del vento. La massiccia produzione di semi dall’elevata capacità dispersiva permette al senecio sudafricano di colonizzare velocemente nuove aree soprattutto se molto disturbate, come ad esempio le aree abbandonate, le massicciate ferroviarie e stradali, in cui la competizione con le specie autoctone è ridotta.

Come molte specie aliene invasive il senecio rappresenta una seria minaccia per le specie autoctone determinando una riduzione della biodiversità locale. Ma ciò che preoccupa maggiormente riguarda la sua tossicità nei confronti del bestiame domestico e in taluni casi dell’uomo. Tutte le parti della pianta infatti (foglie, fusti, fiori e semi) contengono alcaloidi pirrolizidinici ad azione epatotossica (Curtaz et al., 2011).

Gli animali domestici colpiti sono soprattutto i cavalli, bovini, suini e galline che possono ingerire il senecio al pascolo o sottoforma di fieno fornito dall’allevatore. Raramente la pianta verde viene selezionata direttamente dagli animali in quanto ha un sapore molto amaro, che si perde con il processo dell’affienamento. L’essicamento però non elimina le tossine e pertanto, se gli animali vengono alimentati a lungo con fieno contenente senecio sudafricano, gli alcaloidi possono biocontentrarsi (accumularsi nell’organismo) a livello epatico causando danni al fegato stesso ma talvolta anche a cuore e polmoni. Un animale avvelenato può mostrare sintomi quali perdita di peso, diarrea, problemi neurologici, letargia, ecc.

 

Solitamente gli effetti più gravi si manifestano nel cavallo (il nome della specie, inaequidens, infatti ricorda la maggior sensibilità degli equidi), che è solito pascolare nelle aree marginali spesso colonizzate dal senecio. E’ stato calcolato che la dose letale per questo animale domestico è di 300 g al giorno per un periodo di 50 giorni. Curiosamente altri animali quali ovicaprini, tacchini e ungulati selvatici (cervi) sembrano essere più tolleranti agli alcaloidi del senecio. L’uomo può essere intossicato direttamente per il consumo di senecio erroneamente raccolto in campo o, più frequentemente, indirettamente per consumo di latte o uova provenienti da animali contaminati.

 

 

Per saperne di più…

 

Curtaz A., Talichet M., Barni E., Bassignana M., Masante D., Pauthenet Y. & Siniscalco C. 2011. Specie esotiche invasive e dannose nei prati di montagna: Caratteristiche, diffusione e metodi di lotta. Institut Agricole Régional, AOSTA, 77 pp.

Bouvet D. (ed.) 2013. Piante esotiche invasive in Piemonte. Riconoscimento, distribuzione, impatti. Museo Regionale di Scienze Naturali, Torino, 352 pp.

Negro M. 2014. Passeggieri inattesi lungo le vie del tessile. Rivista Biellese, ottobre 2014.

 

Soldano A. 1976. Segnalazioni di nuove specie esotiche nel vercellese con considerazioni sulla loro diffusione in Italia e sull’areale di altre entità interessanti già note. Atti dell’Istituto Botanico e del Laboratorio Crittogamico dell’Università di Pavia, ser. 6, 11:119-129.

7 maggio 2017 - Laboratorio "Animali d’Egitto: ieri e oggi"

Un grazie sincero a tutti i partecipanti del laboratorio "Animali d’Egitto: ieri e oggi", curato da Matteo Negro, Federica Bertoni e Francesca Rebajoli, e allo staff del Museo Leone di Vercelli! Ha aperto l'incontro Ettore Cassetta, volontario del servizio civile nazionale Vercelli!

Una visitatrice dal Sud-Africa

 

(dalla rubrica: Teo & Geo, a cura di Matteo Negro)

 

Con l’arrivo della primavera i nostri balconi tornano ad essere colorati grazie alle fioriture dei classici pelargoni. Va detto che il pelargonio (Pelargonium), che noi impropriamente chiamiamo geranio, in realtà appartiene ad un genere dell’Africa meridionale. Il genere Geranium invece annovera alcune piante spontanee che crescono nei nostri prati caratterizzate da fiori rosa e violetti. Negli ultimi anni capita sempre più spesso di osservare i nostri bellissimi pelargoni che improvvisamente deperiscono fino a morire. La causa va ricercata in una piccola farfalla africana dalla colorazione bruna, chiamata comunemente licenide del geranio (Cacyreus marshalli), le cui larve si nutrono appunto dei nostri pelargoni. Come ha fatto questa farfalla a giungere fino a noi? Ha letteralmente preso la barca: nel 1987 giunse a Palma di Maiorca, in Spagna, un carico di pelargoni provenienti via mare dal Sud Africa (Di Domenico, 2008). Tra le giovani piantine si celavano le larve del licenide, il quale, ritrovandosi in un’area con un clima molto simile a quello del suo areale di origine, si adattò perfettamente e iniziò la sua personale conquista dell’Europa. Dalla Spagna si diffuse in Europa e nel 1996 conquistò Roma. Nei primi anni del nuovo millennio raggiunse i territori settentrionali del nostro paese: nel 2007 giunse a Venezia e poco dopo in Piemonte. Questo insetto ha una capacità di dispersione molto elevata; ogni anno è in grado di percorrere decine di chilometri deponendo sui pelargoni di ignari appassionati. Recenti studi condotti dall’Università di Torino (Quacchia et al., 2008) hanno evidenziato come sia in grado di deporre non solo sulle specie coltivate di Pelargonium, ma anche su quelle selvatiche di Geranium (G. pratense, G. sanguineum e G. sylvaticum), rappresentando quindi una seria minaccia per queste ultime.

 

Per saperne di più:

 

Di Domenico M. (2008). Clandestini. Animali e piante senza permesso di soggiorno. Bollati Boringhieri; 204 pp.

 

Negro M. (2012). L’invasione degli alieni. Rivista Biellese, ottobre 2012.

 

Quacchia A., Ferracini C., Bonelli S., Balletto E. & Alma A. (2008). Can the Geranium Bronze, Cacyreus marshalli, become a threat for European biodiversity? Biodiversity and Conservation, 17: 1429 -1437.

1 APRILE 2017 -Laboratorio di insettologia!

Il 1° di aprile, presso la sede dell'Associazione Culturale Babelica di Torino, Danilo Zagaria ha tenuto un bellissimo laboratorio sull'affascinante modo degli insetti...

24 MARZO 2017 - Laboratorio sugli animali

23 marzo 2017 - Laboratorio sul suolo a Tollegno

22 marzo 2017 - Laboratorio naturalistico a Tollegno

Grazie alla collaborazione tra Pro Loco di Tollegno e Associazione GAIA questa mattina, presso la Scuola Primaria di Tollegno, si è svolto il primo laboratorio naturalistico di quest'anno. Mauro Fanelli e Linda Delpiano hanno raccontato ai ragazzi di terza e quarta un sacco di curiosità sugli animali. L'avventura continua...

Cedronella, messaggera di primavera

 

(dalla rubrica: Teo & Geo, a cura di Matteo Negro)

 

Con il sopraggiungere della primavera, grazie al tepore delle giornate soleggiate, è possibile scorgere le prime farfalle in volo tra i fiori che timidamente sbocciano nei prati. Dai loro ripari invernali si avventurano  alla ricerca di un potenziale partner le Cedronelle (nome scientifico Gonepteryx rhamni).  Queste appariscenti farfalle, appartenenti alla famiglia Pieridae (che include le comuni cavolaie), presentano un’apertura alare intorno ai 5 cm e si contraddistinguono per un evidente dimorfismo sessuale. Il maschio presenta una colorazione giallo-limone con una piccola macchia arancione al centro delle quattro ali mentre le femmine sono verdastre con le medesime macchie arancioni. Il colore e la forma delle ali le rende particolarmente mimetiche tra la vegetazione e i fiori. Al termine dell’inverno è piuttosto comune veder volteggiare in aria in una danza di corteggiamento un maschio e una femmina. Dopo l’accoppiamento, che solitamente avviene nella tarda primavera, le femmine depongono le loro uova sulla pianta nutrice delle larve che appartiene alla specie Rhamnus frangula. I bruchi si svilupperanno durante l’estate e dopo la fase di crisalide emergeranno gli adulti della nuova generazione, che trascorreranno l’inverno nascosti in numerosi rifugi.

La Cedronella è comune nel biellese ma osservarla volteggiare ci trasmette un senso di serenità perché ci ricorda che i rigori dell’inverno sono terminati e una colorata primavera ci attende!

 

Per saperne di più: Raviglione M. & Boggio F. (2001). Le farfalle del biellese. Amministrazione Provinciale di Biella 

25 febbraio 2017 - Ciaspolata a Bielmonte

Bellissima ciaspolata all'Oasi Zegna con le Guide di Trekking Biellese: Matteo Negro, Omar Bianchetto, Edoardo Lovison a cui si è aggiunto il mitico Fabrizio Calatti. Il tutto sotto l'attenta regia di Equipe Arc-en-Ciel con Stefano Maffeo. 

Speriamo di averli fatti divertire ed apprezzare i luoghi...

12 gennaio 2017 - Le miniere del biellese

Il nostro amico e socio Tiziano giovedì scorso ha tenuto una interessantissima conferenza sulle miniere del biellese al Garden Club di Biella! Un'occasione per apprezzare le meraviglie del nostro territorio!

5 dicembre 2016 - Presentazione bollettino DocBI

 

 

 

 

Il DocBi - Centro Studi Biellesi ha appena pubblicato il bollettino annuale riguardante i recenti studi svolti nell'area dell'Alta Valsessera

 

Matteo Negro e Mauro Fanelli hanno contribuito con due articoli riguardanti il Carabus olympiae a la Vipera walser

 

Per acquistare il volume contattare direttamente gli uffici del DocBi  www.docbi.it

 

 

13 ottobre 2016 - Naturalmente Tollegno, storie di piante, animali e alieni...

Conferenza sulla biodiversità del paese di Tollegno in collaborazione con Pro Loco, Spazio 0-100, Biblioteca Comunale di Tollegno e Comune di Tollegno

4 settembre 2016 - Escursione al Bosco del sorriso con il gruppo dell' AGENZIA ALBATUR

24-28 agosto 2016 - Trail to Freedom II

Appassionante trail attraverso le Alpi biellesi, in compagnia di turisti provenienti dall'Australia e Nuova Zelanda, per ripercorrere la via seguita da alcuni soldati australiani in fuga verso la libertà, durante la seconda guerra mondiale! E' stato un piacere e un onore accompagnarvi in questa avventura!

 

La seconda parte del trail, in territorio valsesiano, è stata guidata dai nostri colleghi Diletta Zanella e Giorgio Farinetti di Sentieri Natura!

 

Arrivederci al prossimo anno per la terza edizione!

16 luglio 2016 - Escursione all'Oasi Zegna con il gruppo di Raggiungere Tour Operator di Torino

05 luglio 2016 - Gita a Bielmonte con il centro estivo di Tollegno

26 giugno 2016 - Festa dell'aria di Bielmonte

Trekking Biellese, GAIA, Green Bear Adventures, Asini si nasce e…io lo nakkui...uniti per la promozione del territorio biellese!! Vi aspettiamo oggi alla Festa dell'Aria di Bielmonte!!

10 giugno 2016 - Conferenza per la presentazione del libro di Claudio Oddone sulla Lince

Food Revolution Day

Il food revolution day è un evento promosso dallo Chef inglese Jamie Oliver attraverso la Food Foundation, organizzazione per la lotta all’obesità minorile.
L’evento nato in Inghilterra con lo scopo di sensibilizzare la popolazione nei confronti delle buone abitudini alimentari e la lotta all’obesità minorile negli anni ha conquistato il mondo diventando un evento internazionale: e anche il Biellese ha portato il suo sostegno. Quest'anno è caduto nella data del 21 Maggio è la cafetteria Open Space Area Cafè di Gaglianico ha voluto finanziare e collaborare con la scuola primaria di Borriana la realizzazione di una giornata con lo scopo di sensibilizzazione alla cucina e al buon cibo i piccoli frequentatori. Ha guidato l'evento il nostro associato chef Luca Fogato e la sua capace collaboratrice di laboratori con i bambini Loredana Tricarico.